Antibiotico resistenza nel bestiame transumante

18 maggio 2015 | Scritto da Chiara in Notizie

VSF International ha partecipato alla conferenza “Antimicrobial resistance in humans and animals in low and middle income countries. How can knowledge and action be strengthened at national level?” che si è tenuta al Wilton Park, UK, il 13 -15 marzo 2015.

Mario Younan, consulente tecnico regionale di VSF con sede a Nairobi, ha contribuito con una presentazione sulla resistenza antimicrobica (AMR) nel bestiame delle realtà pastorali. Grazie al suo intervento è stato sottolineato, durante la discussione, quanto sia importante includere i sistemi di allevamento pastorali transumanti in qualsiasi futura strategia, anche in considerazione delle malattie zoonotiche.
Southsoudan4-300x200Nel Grande Corno d’Africa, dove si trova la più grande popolazione mondiale di bestiame all’interno di sistemi di tipo pastorale, gli antimicrobici veterinari sono quasi interamente utilizzati da pastori semianalfabeti o analfabeti, e vengono utilizzati solo sporadicamente, per breve tempo e regolarmente sotto-dosati. Inoltre, le vendite di farmaci contraffatti ai pastori sono piuttosto frequenti. Parallelamente a ciò, i pastori hanno spesso accesso ad antimicrobici umani a basso costo o gratuiti, che vengono poi utilizzati sul loro bestiame.
Le strategie di controllo efficaci devono tener conto di tutti questi fattori per avere successo e devono essere progettate in modo tale che esse possano anche essere applicate a sistemi di produzione estensivi mobili. Negli ambienti pastorali, l’istruzione e la formazione, insieme all’utilizzo delle tecnologie mobili ed il coinvolgimento dei tecnici sanitari, sono fondamentali per ottenere un uso più ragionato degli antimicrobici. Quando il rapporto tra animali, uomo e ambiente è estremamente vicino, vi è la necessità di considerare la prevenzione ed il controllo delle infezioni in maniera più olistica e riconoscere che le resistenze hanno la capacità di diffondersi attraverso gli ecosistemi ed il cibo.

QUI l’articolo in inglese.

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